Si ritorna a viaggiare, ma nel frattempo a scappare sono i giovani

Nonostante le innumerevoli difficoltà – tra quarantene, tamponi, vaccini e green pass c’è l’imbarazzo della scelta – si ritorna finalmente a viaggiare. E si viaggia per svago, per piacere, così come per lavoro, ma sempre più spesso si viaggia proprio per trovarne uno di lavoro.

Il report dell’Istat parla chiaro: nell’ultimo decennio si è registrato un significativo aumento delle cancellazioni anagrafiche di cittadini italiani per l’estero. Solo nel 2019 il volume complessivo delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è stato di 180mila unità, in aumento del 14,4% rispetto all’anno precedente.

Un dato allarmante se si pensa che nell’ultimo decennio, sono stati 899mila gli italiani che si sono trasferiti all’estero, e di questi 208mila (il 23% per intenderci) sono in possesso di una laurea. Per quanto riguarda le mete, gli italiani che emigrano preferiscono principalmente la Germania, la Francia e la Svizzera. Ma il primato spetta al Regno Unito. Sempre nel 2019 si infatti è registrato un record di di espatri verso la Gran Bretagna: sono state 31mila le cancellazioni anagrafiche (+49% rispetto all’anno precedente).

Il “Bel paese” è diventato per molti un luogo sterile, reso ancora più arido dalla pandemia ancora in corso. E quindi se non ci sono occasioni o garanzie, cosa si fa pur di lavorare? Difficoltà ad accedere al mondo del lavoro, condizioni di lavoro sfavorevoli, opportunità inesistenti o poco gratificanti, meccanismi lunghi e contorti per giungere all’agognato posto: sono solo alcune delle cause che portano molti italiani , e soprattutto giovani, a decidere di chiudere la valigia e di partire.

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In un paese sempre più vecchio la fuga dei giovani rappresenta una perdita importante, in termini sociali ed economici.

E tra coloro che decidono di fuggire all’estero non mancano neppure i medici che, date le numerose difficoltà ed ostacoli, optano sempre più spesso per le corsie ospedaliere estere rispetto a quelle tricolore.

La questione della “fuga” dei medici è stata di recente portata all’attenzione dall’Ordine dei medici del Lazio e dall’Ordine dei medici di Milano. Il dottor  Roberto Carlo Rossi Presidente Omceo Milano – sulle pagine del quotidiano La Repubblica ha infatti posto l’accento sul problema della fuga dei camici bianchi, sottolineando come siano aumentate sempre più le domande di firma del “Good Standing”, certificato di onorabilità professionale, necessario per chi è diretto fuori dall’Unione Europea.

Il numero dei documenti firmati per i soli paesi extra Ue è vicino ai 500 ma è destinato ad aumentare. Le ragioni della fuga dei camici sono sotto gli occhi di tutti ma si continuano ad ignorare stupendosi poi che i concorsi, come quello per medici di famiglia, vadano poi deserti.

“Choosy” o “bamboccioni” questi termini sono stati usati spesso per definire i giovani che non vogliono lavorare, ma si può parlare di lavoro quando si svolge un’attività ai limiti del legale? Minimi salariali ignorati, part time su carta che nella realtà si rivelano essere full time oppure il ricorso al lavoro a nero, troviamo anche questi tra i motivi che spingono sempre più persone a cercare fortuna all’estero.

Tra le soluzioni per arginare il problema ci sarebbe puntare sulla ricerca, sperando di emulare il periodo sul finire della II metà del 900 che vide l’Italia tra le grandi potenze grazie anche a società come la Montecatini e l’Olivetti, che trascinarono una parte del mondo verso il III millennio.

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NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

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