Gli italiani e il lavoro: restare o partire?

Valige piene, treni affollati, navi stracolme: immagini tanto care al cinema neorealista del secondo dopoguerra italiano, eppure ancora così drammaticamente attuali. Ebbene sì, gli anni passano ma la motivazione resta sempre la stessa. In Italia qualcosa manca: di sicuro, lavoro ed opportunità.

Circa l’82% degli intervistati, sarebbe disposto a rinunciare a qualcosa per fare il lavoro dei propri sogni. Tutto, tranne la comodità e la vicinanza al proprio posto di lavoro. Questi due aspetti, imprescindibili per qualunque lavoratore, avrebbero di fatti la meglio sull’ambizione professionale. Un dato che, in base a quanto riportato nell’Osservatorio Findomestic, troverebbe conferma nel fatto che, solo 2 lavoratori su 10 rinuncerebbero a vivere in Italia per fare il lavoro dei propri desideri.

Questo è quanto emerge dall’Osservatorio Findomestic, realizzato in collaborazione con Doxa. Secondo quanto riportato all’interno del suddetto report – frutto di un’analisi compiuta su un campione esiguo di intervistati: circa, 500 occupati – il 60% dei lavoratori, tra i 35 e i 44 anni, ha ammesso di aver pensato di cambiare lavoro, almeno una volta nella vita. Ricominciare? E dove? Quanto più vicino possibile! Infatti, il 76% dei lavoratori si dice soddisfatto della vicinanza del posto di lavoro rispetto alla propria abitazione. Il cambiamento, qualora possibile, riguarderebbe esclusivamente la forma. In nome di una maggiore stabilità e sicurezza, il 25% dei lavoratori preferirebbe trovarsi alle dipendenze di un ente pubblico.

A voler prendere per vero, quanto ribadito all’interno dell’Osservatorio, gli italiani sarebbero disposti a rimanere disoccupati pur di non allontanarsi dal proprio Paese, se non addirittura dalla propria città di residenza. Un dato che va, però, a contrapporsi ad una altra realtà. Quella rilevata dal Rapporto Italiani nel mondo 2017 di Migrantes, secondo cui, non si arresterebbe la fuga degli italiani all’estero. I primi sono i giovani, oltre 9 mila in più rispetto all’anno precedente (+23,3%), pronti ad abbandonare la propria casa per andare alla ricerca di opportunità di lavoro concreta.

Il numero degli espatri, nel solo 2016, è aumento del 15,4%. Sarebbero circa 124.076 le persone che avrebbero deciso di lasciare il proprio Paese, alla volta di un futuro professionale migliore. Senza dubbio più stabile ed economicamente gratificante. E di questi, oltre il 39% di chi ha lasciato l’Italia avrebbe un’età compresa tra i 18 e i 34 anni. Un numero, quello degli emigrati italiani che risulterebbe, dunque, in costante crescita. Si pensi solo che, all’inizio del 2017, gli italiani residenti all’estero erano circa 5 milioni. Questo significa che ben l’8,2% dei 60,5 milioni che risultano attualmente residenti nel Bel Paese ha deciso di cambiar vita. E di farlo fuori dai confini italiani.

Quello che emerge sempre più spesso dalle indagini statistiche, è un’Italia sospesa tra sogni e realtà, fatta di tanti, anzi troppi giovani consapevoli delle proprie capacità, pronti a mettersi in gioco, ma intimoriti da un mondo che sembra negargli anche le più semplici opportunità. Un mondo pronto ad ingurgitare le loro stesse aspirazioni. Un mondo che sembra sordo alle loro necessità, e che si fa beffa dei loro sogni. Dei loro stessi desideri. Un mondo in cui, ancora oggi, i giovani vengono considerati come una componente qualsiasi da sfruttare in quel vasto e disorganizzato sistema produttivo che contraddistingue l’Italia dei nostri giorni, piuttosto che come un tesoro da custodire.

Alla domanda “Come mai così tanti giovani senza lavoro?” presente nell’Osservatorio Findomestic, il 32% degli intervistati incolperebbe l’attuale situazione economica italiana, il 20% sosterrebbe la necessità di una raccomandazione per poter immettersi nel mondo del lavoro, e secondo un 18% il problema deriverebbe dalla mancanza di volontà dei giovani di fare “certi lavori”. Solo l’11% ammetterebbe che in Italia, la disoccupazione giovanile deriverebbe dalla mancanza – oggettiva, forse – di posti di lavoro. Forse, per cambiare qualcosa a volte basterebbe che si adottasse una diversa mentalità. 

Se ti è piaciuto seguici anche su:

natiprecari

NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

Ti potrebbe interessare anche...

Continua a segurci su