Dall’anno della Tigre all’occhio della Tigre, una storia italiana di diritti

Martedì 1 febbraio 2022. Per molti un semplice martedì, forse solo un po’ particolare perché da inizio al mese più corto dell’anno, ma per i cinesi è il Capodanno. Il 1 febbraio dà il via all’anno della Tigre nel calendario lunare.

Se il 2021 è stato l’anno del Bufalo, quello in corso è l’anno della Tigre. Nell’oroscopo cinese la Tigre è un segno che indica forza e impulsività. Volendo cercare una canzone che trasmetta forza e impulsività collegata alla Tigre, una delle prime, che verrà in mente è “Eye of tiger” dei Survivor, portata alla ribalta anche grazie al film Rocky III. Avere l’occhio della Tigre indica non smettere mai di combattere per un obiettivo, per qualcosa in cui si crede, e nel mondo del lavoro, sono diverse le occasioni in cui solo grazie alla forza e caparbietà si sono raggiunti risultati importanti.

Quello che diamo per scontato oggi una volta era un lusso. Già vi abbiamo parlato della lotta per le 8 ore di lavoro ma non è l’unica in cui per raggiungeredei risultati si è dovuto aspettare del tempo.

Sulla fine del 1800 il diritto del lavoro in Italia non assicurava tutele e diritti. 100 anni possono essere molti per un uomo, ma sono un battito di ciglia per la storia. In poco meno di 20 anni si passò dall’assenza di tutele, prima del 1886 non erano previste tutele per i bambini, al divieto di assumere bambini sotto i 12 anni con una legge del 1902. Il 1900 si apriva con una condizione dei lavoratori, che oggi, definiremmo disumana. Nei successivi 70 anni, l’Italia passò dapprima una fase di rivendicazione di diritti da parte dei lavoratori, poi ci fu l’avvento del fascismo e solo nel 1948 fu approvata la Carta Costituzionale.

Dal 1 gennaio 1948 al 22 maggio 1970 passano 22 anni, in poco di più di quelli che ci vollero per porre un freno al lavoro minorile, nel ‘900 avvennero diverse rivoluzioni che culiminarono con lo Statuto dei lavoratori.

Nella Costituzione del ’48 già era presente quel seme che poi sboccerà negli anni successivi e l’occhio della Tigre però non si sopì. I primi anni della Repubblica furono costellati da scioperi e proteste, per la richiesta di quei diritti che seppure su carta dovevano ancora essere cristalizzati in leggi e comportati da parte di pubblico e privato.

Non solo protesta ma anche musica, sono diverse le canzoni che trattano temi di quegli anni, il lavoro, la fabbrica, le prime emigrazioni all’interno dello Stivale per il lavoro, in tutto questo era possibile vedere l’occhio della Tigre, che cercava la rivalsa verso una storia ancora avida di successi e ricompense.

E ora?

Il lavoro non si ferma ma si evolve e con questo cambiano le nuove sfide da affrontare e verso cui l’Occhio della Tigre non può ancora chiudersi. La pandemia ci ha posto di fronte a sfide e cambiamenti: lo smart working, la questione degli stage, le tutele dei lavotori nel lungo periodo, tutti temi che devono ancora essere risolti completamente.

L’occhio della Tigre consiste in questo: la consapevolezza che lottare per le proprie scelte non è mai superfluo...

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NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

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