Angelo del focolare? No, grazie. L’inno all’indipendenza economica e sociale delle donne di Virginia Woolf

Era il 25 gennaio del 1882 quando a Londra nacque Virginia Woolf. E oggi vogliamo ricordarla attraverso alcune sue opere, e le sue stesse parole che risuonano ancora così attuali.

La “cercatrice irrequieta” – come lei stessa si definiva – focalizzò il suo pensiero ed i suoi scritti su i vari aspetti della condizione della donna, dichiarando guerra al cosiddetto Angelo del Focolare, e in particolare a quello stato di sudditanza psicologica, di debolezza economica e di schiavismo intellettuale nei confronti dell’uomo (padre e marito) a cui ogni donna era destinata.

“Insomma, mi sono voltata e l’ho afferrata alla gola. Ho fatto del mio meglio per ucciderla; la mia scusa, se dovessi comparire in tribunale, sarebbe che ho agito per legittima difesa. Se non l’avessi uccisa io, lei avrebbe ucciso me. Avrebbe sfilato il cuore dalla mia scrittura. Infatti, come ho capito quando metto la penna direttamente sulla carta, non si può recensire nemmeno un romanzo senza avere un pensiero proprio, senza esprimere quella che si pensa sia la verità delle relazioni umane, della morale, del sesso. E secondo l’Angelo del Focolare queste cose non possono essere trattate apertamente e liberamente dalle donne: esse devono affascinare, riconciliare, devono—per dirla chiaramente—mentire per avere successo. Così ogni volta che percepivo l’ombra della sua ala, o la luce della sua aureola sulla mia pagina, prendevo il calamaio e glielo tiravo addosso. È stata dura a morire… È molto più difficile uccidere un fantasma che una creatura reale… Ma è stata una vera esperienza, un’esperienza che doveva capitare a tutte le donne che scrivevano a quel tempo. Uccidere l’Angelo del Focolare era parte della professione di scrittrice”.

Conquistare una posizione di pari dignità nel mondo del lavoro percependo un proprio guadagno, poter aspirare ad un’adeguata istruzione (pari a quella impartita ai propri mariti o fratelli), sono solo alcuni degli aspetti che emergono tra le pagine senza tempo di un’autrice che cercò di porre l’accento sulla condizione della donna , rivendicandone alcune libertà imprescindibili – da quella economica a quella intellettuale e di giudizio – che ancora oggi risultano ridimensionate.

La Woofl, così come in occasione delle conferenze tenute nei due College di Newnham e Girton a Cambridge – le prime istituzioni ad aprire (tra il 1869 e il 1871) l’educazione superiore alle donne, sebbene per il riconoscimento della laurea si dovette aspettare il 1948 – invita ancora oggi tutte le donne a mostrare il proprio punto di vista e a gridarlo al mondo, a far sentire la propria forza, a far trasparire ogni emozione oltre che debolezza, ma soprattutto ad inseguire i propri sogni e la propria libertà.

Per ricordarci che, a volte, nella vita bisogna lottare e non mollare per conquistarsi il proprio spazio, ecco tre opere della grande Virginia Woolf.

UNA SOCIETA’

Il racconto, ambientato tra gli anni ’10 e ’20 del Novecento e le cui protagoniste sono un gruppo di giovani donne che decidono di formare una società, ha come oggetto una tematica molto cara alla Woolf: il rapporto tra il sesso femminile e quello maschile in un’epoca moderna che rivela progressivamente le storture accumulatesi nei secoli nella civiltà occidentale. Nel breve racconto, le donne in questione si prefiggono infatti di rifiutare di sposarsi e di fare figli finché non si saranno convinte dell’esistenza di un effettivo vantaggio che tali pratiche dovrebbero recare.

Dopo anni passati in meticolose indagini sul mondo degli uomini, sulle loro opinioni, i loro comportamenti ed in generale qualsiasi cosa utile per persuadersi che procreare bambini, gli adulti di domani, non sia solo una perdita di tempo, la società si abbandona allo sconforto: la verità sembra impossibile da raggiungere, l’unica conclusione alla quale pervengono è che non si può né si deve credere nella superiorità dell’intelletto maschile o nell’intelligenza, che sta alla base di ogni tormento; la sola via di salvezza è credere in se stesse.

PROFESSIONI PER LE DONNE

“Professioni per le donne” è una versione abbreviata di un discorso tenuto da Virginia Woolf nel 1931 in una sezione della National Society for Women’s Service. È stato pubblicato postumo nella raccolta The Death of the Moth and Other Essays.

UNA STANZA TUTTA PER SE’

Nell’ottobre del 1928 Virginia Woolf viene invitata a tenere due conferenze sul tema “Le donne e il romanzo”. È l’occasione per elaborare in maniera sistematica le sue molte riflessioni su universo femminile e creatività letteraria. Risultato è questo straordinario saggio, vero e proprio manifesto sulla condizione femminile dalle origini ai nostri giorni, che ripercorre il rapporto donna-scrittura dal punto di vista di una secolare esclusione attraverso la doppia lente del rigore storico e della passione per la letteratura. Come poteva una donna, si chiede la scrittrice inglese, dedicarsi alla letteratura se non possedeva “denaro e una stanza tutta per sé”? Si snoda così un percorso attraverso la letteratura degli ultimi secoli che, seguendo la simbolica giornata di una scrittrice del nostro tempo, si fa lucida e asciutta riflessione sulla femminilità. Un classico della scrittura e del pensiero.

LE TRE GHINEE

In Le tre ghinee, scritto nell’inverno 1937/38 mentre la guerra stava per diventare una dolorosa realtà, Virginia Woolf immagina di ricevere tre lettere che contengono una richiesta in denaro per tre cause, la prevenzione della guerra, una università femminile e un’assistenza alle donne che vogliono esercitare una professione. Nelle immaginarie risposte l’autrice dimostra come le tre cause siano identiche e inseparabili; come alla radice di tutto ci sia il potere garantito dalla violenza, uno stesso meccanismo che produce il patriarcato e il fascismo, che fa l’uomo protagonista di un contesto sociale e isola la donna nella sfera privata, alienando entrambi.

Se ti è piaciuto seguici anche su:

natiprecari

NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

Ti potrebbe interessare anche...

Continua a segurci su