Tutta la verità (e nient’altro che la verità) sul mondo delle startup. Intervista a La Startup di M

Come creare una pagina Facebook di successo? Semplice. Per prima cosa prendete un settore in rapida crescita come quello delle startup in Italia, aggiungete poi una sana dose di cattiveria ed un attento occhio critico. Finite guarnendo tutto con un pizzico di ironia. Ed ecco a voi, “La Startup di M“, una community che conta più di 27.000 fan, interamente dedicata a quel fantastico, florido, fenomenale e, allo stesso tempo, insidioso e idealizzato mondo delle startup.

Quando e come è nata la vostra pagina?

La pagina è nata tra il 2014 e il 2015 in un periodo in cui il fenomeno startup stava prendendo sempre più una piega grottesca e noi – come tanti altri – sentivamo intorno alle startup un’aurea di serietà che ci stava abbastanza stretta. Questi elementi uniti, al fatto che sentivamo l’esigenza di poterci ridere un po’ su, ci ha spinto a creare questa pagina quasi per gioco. E proprio per questo che abbiamo creato una community come luogo dove potersi sfogare e sottolineare tutto il nonsense che caratterizza il mondo startup in Italia, una valvola di sfogo di un sistema che spesso si prende troppo sul serio. Ma è anche un luogo di confronto su tematiche reali e scambio di opinioni, soprattutto tra i nostri fan“. E continuano: “La pagina è partita come un gioco tra amici e non avremmo mai creduto di arrivare fin qui. Ma se tutto questo è stato possibile è soprattutto merito dei nostri fan“.

Chi si nasconde dietro? Di cosa vi occupate? 

Siamo tre amici con in comune la passione per il digitale e l’innovazione. Lavoriamo nel mondo digital in ruoli e realtà differenti tra di loro ma, nonostante ciò, abbiamo sempre avuto contatti con il mondo delle startup. Un mondo che, troppo spesso, è stato raccontato e presentato come il nuovo Eldorado, soprattutto qualche anno fa quando siamo partiti“.

È difficile far funzionare una start up in Italia? E se sì, quali sono le maggiori criticità che si incontrano lungo il cammino?

Senz’altro l’ecosistema italiano non è uno dei più adatti al mondo dell’innovazione – ci sono realtà europee dove è molto più facile avviare imprese innovative, come Francia, Germania e UK ad esempio -, basti pensare all’assenza di Uber o alle recenti vicende con Deliveroo e Foodora. A questa situazione già difficile, si aggiungono molti startuppari che si nascondono dietro le solite scuse (se fossimo in America, in Silicon Valley, sarei già XYZ…, siete voi che non mi capite…), quando, in realtà, a mancare è un’idea vincente o un team capace e che funzioni“, spiegano i founders. “Perché due sono le cose fondamentali: l’execution e il team. Troppo spesso si vedono persone pensare di aver raggiunto il successo con 8k di grant racimolato tra parenti e amici o utilizzare anglicismi ad minchiam senza però saper parlare la lingua o, comunque, conoscere il significato di determinati termini (call, pivoting, MVP, brief, soft skills)”. E infatti, come sostengono gli stessi creatori de La startup di M: Tutto questo non fa di te uno startupper rivoluzionario“, anzi la vera rivoluzione sarebbe quella di invertire un trend fin troppo affermato: “Nonostante il passare degli anni, e le tantissime agevolazioni e i fondi di garanzia  esistenti – ci spiegano – certi aspetti restano immutati: in molti casi, infatti, il pagamento avviene ancora tramite visibilità ed esperienza“.

Come è possibile tutto questo? Voi cercate di sdrammatizzare, ironizzando su certi aspetti, ma la situazione è davvero così tragica?

Diciamo che il lupo perde il pelo ma non il vizio, e di sicuro i social e il digitale hanno amplificato taluni aspetti. Possono cambiare i tempi, i modi e le situazioni ma alla fine quello che una volta era “tutta esperienza da acquisire”, ora si è trasformato in “pagamento in visibilità”o, in alcuni casi, non si lavora a titolo gratuito ma con ridicole formule #workforequity o #learnbydoing, che non assicurano neppure l’ombra di un buono pasto“.

Guardando in generale al mondo delle startup italiane, cosa manca davvero a coloro che hanno un’idea e vogliono trasformarla in una startup?

Molti pensano che fare innovazione adesso sia più difficile rispetto a qualche anno fa. In realtà, oggi, viviamo in un contesto che permette a tutti di creare qualcosa di innovativo, grazie alla larga diffusione di tecnologie digitali. Basta, quindi, individuare il bisogno giusto, il preciso problema da risolvere e si ha potenzialmente un intero mondo a cui rivolgersi. Stiamo vivendo un periodo in cui innovare significa migliorare e rendere “smart” servizi già disponibili. Ovviamente è sempre possibile migliorare un servizio/prodotto credendo di offrire qualcosa di migliore, ma i consumatori e gli utenti finali sono molto attenti e quindi pretendono anche tanto! Quindi, un po’ di mass-communication e la faccia da c**o, da soli, non bastano!”

Da quando avete aperto la vostra pagina, come è cambiato il mondo delle startup, e come si è evoluta la vostra considerazione nei confronti di quel mondo?

Quando siamo partiti nel 2014/15 era il momento in cui ogni cosa era startup, e tutti si riempivano la bocca parlando di questo “fenomeno incredibile”. Basti pensare che le startup sono finite anche in prima serata su Italia 1 con Shark Tank! Ora di sicuro la bolla si è un po’ sgonfiata e tanti sedicenti CEO hanno capito che non era così facile o figo fare startup.  Anche a livello di investimenti sembra che si sia presa la direzione dell’oculatezza e dell’investire su qualcosa che già ha un riscontro forte dal mercato, e non su qualsiasi progetto di potenziale startup. Ora, sembra che la quantità si sia ridotta, facendo posto ad una maggiore qualità delle proposte“.

Ci raccontereste un aneddoto curioso legato alla vostra pagina?

Una volta una startup con l’ambizione di cambiare per sempre il mondo dell’advertising ci ha proposto di acquistare 10.000€ di carta igienica personalizzata con il nostro logo e le nostre frasi… La proposta era azzeccata ma non è andata in porto, solo perché non accettava i pagamenti in visibilità“.

Domandone finale: Quale consiglio dareste ad un giovane startupper?

Stampare un centinaio di NDA e farle firmare a tutti quelli con cui si parla della propria idea. Ovviamente scherziamo! L’approccio più corretto è, secondo noi, di fare due respiri profondi dopo aver avuto “l’idea” e una volta passata l’euforia iniziale, fare una seria indagine sull’industry di riferimento, categoria di prodotti e competitor nel mercato. Se dopo questa fase di ricerca si pensa di aver individuato un gap nel mercato, allora, si può cominciare a parlare con gente del settore e persone con esperienza di business. Se l’idea vale, le persone ne saranno davvero interessate e cercheranno di aiutarvi. E non c’è cosa più utile di un parere di qualcuno che non sia completamente assorbito dal progetto e possa avere una visione d’insieme. Molti startuppari si sentono dei geni ed iniziano a vestirsi con occhialetti e maglioncini giro collo neri subito dopo aver avuto “l’idea”, non rendendosi conto che magari ci sono già 3 aziende avviate che hanno lo stesso modello di business e finiscono col risultare solamente ridicoli. E poi anche finire sulla nostra pagina può dare un bel boost al progetto… è pur sempre visibilità!”

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