Tridico: “2 milioni di lavoratori pagati 6 euro all’ora. Non è tollerabile”

 “Oggi sono oltre 2 milioni i lavoratori che lavorano a 6 euro all’ora netti. Ci sono riders che corrono e fanno incidenti anche mortali e guadagnano 4 euro all’ora. Questo non è tollerabile. Non è tollerabile in un’economia avanzata“.

Lo ha sottolineato il presidente dell’Inps Pasquale Tridico, nel corso di “Futura”, l’iniziativa della Cgil tenutasi a Bologna la scorsa settimana.

Salario minimo, il riscatto gratuito della laurea e la pensione di garanzia: le possibili soluzioni presentate dal numero uno dell’Inps in occasione della convention bolognese, per risollevare le sorti di donne e giovani che hanno visto un sensibile peggioramento delle loro condizioni con il covid.

L’idea di introdurre un salario minimo non è contro il sindacato anzi è completamente integrato“, spiega Tridico “è determinante per i giovani così come per le donne perché le vittime di salari bassi sono principalmente loro“. Per non parlare delle donne: “Nella carriera lavorativa, la donna con figlio rinuncia a 5 mila euro in media di stipendio rispetto a una donna che non ha avuto figli“. Ma non dimentichiamoci del sempre presente divario retributivo di genere (Gender pay gap).

Aiutare i giovani, sì ma come?

Bisogna incentivare la formazione – sottolinea Tridico -, i giovani entrano spesso nel mercato del lavoro tardi, oltre che con bassi salari, perché studiano meno e male. E questo deve essere incentivato: allora permettiamo il riscatto gratuito della laurea per fini pensionistici“.

Oltre al riscatto gratuito della laurea per fini pensionistici, il presidente dell’Inps propone anche una pensione di garanzia che fissi una soglia al di sotto della quale non si possa andare. L’obiettivo? consentire una vita dignitosa dopo l’uscita dal mondo del lavoro soprattutto ai giovani.

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NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

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