Settimana corta di soli 4 giorni lavorativi? Si, es posible. La Spagna sarà il primo paese a testarla

Dopo l’esperimento targato Microsoft che, con l’iniziativa “Work Life Choice Challenge”, aveva voluto testare la settimana di lavoro più corta in Giappone. Ora tocca alla Spagna che vuole provare la settimana di soli 4 giorni.

Lavorare solo 4 giorni a settimana (per 32 ore settimanali), mantenendo lo stesso stipendio? Ebbene sì è possibile. Almeno sembra esserlo in Spagna che prepara un progetto pilota di durata triennale, previsto proprio dal governo. La proposta è stata avanzata, e annunciata su Twitter da Iñigo Errejón del partito di sinistra Más País.

Si tratta, senza dubbio, di una proposta epocale che tuttavia trova forza nel periodo particolare che stiamo vivendo, in cui il Covid – 19 e le limitazioni ad esso annesse, non hanno fatto altro che portare in primo piano le questioni relative al benessere, allo stress e all’equilibrio tra lavoro e vita privata.

Spagna è uno dei paesi in cui si lavorano più ore al giorno in Europa ma allo stesso tempo non è tra i paesi più produttivi”. E se la produttività non è direttamente proporzionale alle ore lavorate, allora qualcosa va cambiato. E di questo se n’è accorto sia Iñigo Errejón, ma ancora prima la Microsoft che nel 2019 decise di ridurre la settimana lavorativa dei suoi circa 2.300 dipendenti della sede Tokio.

I risultati? Meglio di qualsiasi aspettativa. La stessa Microsoft sostenne che, nel periodo per il periodo interessato dalla riduzione della settimana lavorativa, la produttività (misurata in termini di vendite per dipendente) era addirittura aumentata del 39,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente.

La domanda sorge spontanea: può un incremento della produttività conciliarsi se non addirittura migliorare le condizioni di vita die lavoratori? Secondo la Spagna, sì! E infatti, ci prova, con un progetto pilota che interesserà circa 200 aziende che, per ben 3 anni, sperimenteranno questa riduzione della settimana lavorativa da 5 a 4 giorni, da 40 ore a 32, senza alcuna riduzione di stipendio.

E l’Italia? Per il momento, sembra che alcune aziende stiano sperimentando soluzioni che vadano in questa direzione. Tuttavia, un conto è ridurre l’orario in alcune realtà imprenditoriali, un altro è farlo attraverso a livello nazionale, e con delle leggi. Quindi nell’attesa che cambi qualcosa, Adiosssss!

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NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

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