Ricercatori: ostaggi del Cnr

Il dizionario Treccani definisce la parola precarietà come la condizione di ciò che può subire un peggioramento imminente.

Da qui partiamo per ripercorrere le vicende dei ricercatori precari del Cnr. Un anno di lotte, di manifestazioni e anche di speranze, che però non hanno ancora portato alla stabilizzazione sperata. In vista della manifestazione nazionale di domani a Roma, abbiamo intervistato Alberto Bucciero, membro dei Precari Uniti Cnr.

Un anno fa iniziaste a manifestare per ottenere la stabilizzazione, perché manifesterete il 10?

Se un anno fa siamo scesi in piazza per chiedere i finanziamenti e chiarimenti alla Legge Madia, il 10 ottobre manifesteremo a Roma perché il Cnr non ha ancora avviato l’iter delle stabilizzazioni. Rischiamo così di perdere i 9 milioni di euro erogati per quest’anno. Il Cnr afferma di non voler procedere alle stabilizzazioni fin quando non si sbloccherà il fondo per il salario accessorio, ma così facendo passa il tempo e rischiamo di perdere i fondi

Cos’è il salario accessorio e soprattutto perché impedisce l’inizio della stabilizzazione? 

Il salario accessorio è un fondo che possiede ogni ente di ricerca e serve per pagare i  tecnici amministrativi, che svolgono mansioni diverse da quelle basi, per esempio gli straordinari. Il Governo ha erogato i fondi per pagare lo stipendio base e il salario accessorio, tuttavia  una norma del precedente governo lo blocca, quindi questa parte del salario deve essere pagata con i fondi ordinari dell’ente e ciò comporta una minima riduzione salariale, in quanto il fondo ordinario non è sufficiente a pagare tutte le mansioni diverse dei tecnici amministrativi. Ad oggi il Cnr non ha intenzione di iniziare le stabilizzazioni finché il salario accessorio non sarà sbloccato, ma ciò significa rischiare di perdere i 9 milioni di quest’anno.

Quali sono i fondi per le stabilizzazioni ha e soprattutto in quanti potreste essere stabilizzati?In base alla Legge finanziaria dello scorso anno il Governo ha emanato 40 milioni di euro a partire dal 2019, che dovranno essere co – finanziati al 50% dal Cnr, ciò significa che l’ente dovrà erogare altri 20 milioni di euro.

A questi 60 milioni di euro, l’attuale viceministro all’Istruzione con delega all’università e ricerca,  Lorenzo Fioramonti tramite la commissione cultura è riuscito a vincolare parte del fondo ordinario del Cnr, alle stabilizzazioni. Quindi in totale si avrebbero 94milioni per le stabilizzazioni, ma anche qui c’è un problema in quanto il Cnr vorrebbe prendere i suoi 20 milioni da questo fondo, portando il totale da 94 a 74milioni. Meno fondi significa meno stabilizzazioni.

In quanti dovrebbero essere stabilizzati?

Prima di parlare dei numeri dobbiamo ricordare che siamo di fronte a due tipi di stabilizzazioni, quelle comma I e comma II del decreto Madia. Il primo comma riguarda i tempi determinati, il secondo invece le tipologie di contratti diverse, ad esempio coloro che aveva un assegno di ricerca. Per i primi si parla di un stabilizzazione pari a  1800 persone a fronte dei 2500 nel primo anno, gli altri saranno stabilizzati grazie al tourn over. Per coloro che rientrano nel secondo comma invece sono stati emanati, quest’estate 25 bandi, per un totale di 75 posti a fronte di circa 1200 che rientrerebbero nel II comma. Quello che ci auguriamo è che per i bandi vengano effettuate graduatorie, in modo da poter procedere allo scorrimento delle stesse per poter poi mano mano stabilizzare altre persone.

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NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

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