Personal branding: la via del successo

Per alcuni è strategia, per altri invece una vera e propria arte. Sta di fatto che fare personal branding, e cioè promuovere se stessi, le proprie competenze e conoscenze attraverso i social e il web, al fine di crearsi un’immagine ed una reputazione online chiara, riconoscibile ed appetibile, è ormai indispensabile per trovare lavoro. I tempi in cui la selezione del personale si basava solamente su colloqui o sul CV sono ormai finiti! Oggi, la propria presenza online entra nel novero di quegli elementi che possono distinguervi dalla massa, rendendo evidenti passioni, peculiarità, e punti di forza che vi rendano speciale. Abbiamo intervistato Massimiliano Linguiti, coach e formatore.

Raccontaci un po’ di te.

“Sono un formatore professionista, un business coach ed un business designer. Come formatore, lavoro principalmente con le risorse umane sulle cosiddette “competenze trasversali”, ovvero, motivazione personale, comunicazione, team,  leadership, problem solving, capacità decisionale, etc.. Come Business Coach, aiuto professionisti ed aziende a definire e raggiungere i loro obiettivi o a gestire i momenti delicati. Come Business Designer, supporto chi ha necessità di far funzionare meglio il proprio business o vuol creare/perfezionare la propria strategia di branding”.

Cosa significa fare personal branding ?

“Esistono in giro decine di definizioni che spiegano questo concetto ed, in fondo, si assomigliano tutte e sono tutte valide. Tuttavia, si può definire il Personal Branding come il processo attraverso il quale identificare, coltivare e comunicare in maniera efficace la ragione per cui un cliente, un datore di lavoro o un partner ci sceglie. In altre parole, vuol dire definire una strategia per individuare i propri punti di forza, quello che ci rende unici e differenti rispetto ai nostri concorrenti e comunicare in maniera efficace cosa sappiamo fare, come lo sappiamo fare, quali benefici portiamo e perché gli altri dovrebbero sceglierci. Chi non si occupa di questo, rischia di essere percepito come uguale a tutti gli altri e, quindi, difficilmente può essere notato”.

Quanto tempo almeno si dovrebbe investire per fare personal branding al giorno?

“Secondo alcuni esperti, ci vogliono circa 10 minuti al giorno e magari per alcuni possono bastare, personalmente ritengo che la costruzione del proprio brand richieda molto più tempo e dedizione”.

Col personal branding si hanno più chance lavorative? Quali sono gli aspetti da curare nel profilo per essere notati da un’azienda?

“La risposta alla prima domanda è: senza ombra di dubbio. Se si mostra con chiarezza chi siamo, qual è la nostra proposta di valore, chi possiamo aiutare, etc.. è molto più facile essere notati e magari interpellati. La risposta alla seconda domanda è un po’ più complessa e varia caso per caso. Tuttavia, se vuoi pescare, devi pensare come il pesce, non come il pescatore. Questo per dire di non utilizzare il proprio profilo come un Cv, ma piuttosto per comunicare gli aspetti essenziali di noi stessi e della nostra attività, concentrandosi maggiormente sui benefici che possiamo offrire al segmento di clientela la cui attenzione vogliamo in qualche modo attirare”.

Meglio essere attivi sui social (scrivendo e commentando post) oppure aprire un blog?

“Anche in questo caso la risposta non può essere universale. Il mio suggerimento è sempre partire da un’analisi ed uno studio accurato del segmento di clientela (Chi è? Su quali piattaforme è maggiormente presente? Che abitudini ha?, etc..). Una volta fatto questo, si studia una strategia ad hoc”.

Quali sono i passi falsi, gli sbagli più comuni?

“Sulla rete è possibile trovare decine di articoli presenti a riguardo, quindi, preferisco sottolineare solo due errori, secondo me, da evitare:

  1. Cercare di sembrare chi non si è, sia personalmente che professionalmente
  2. Concentrarsi solo sul prodotto/servizio/valore che si offre, dimenticando il segmento di clientela”

 

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NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

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