Online o off line: la vera sfida è cercare il lavoro

Non esistono più le mezze stagioni. Che sia estate o inverno, poco importa! Non esiste un momento dell’anno più o meno propizio in cui cercare lavoro. A tempo determinato o indeterminato? Bella domanda. Almeno per il momento, il contratto a termine va per la maggiore: parola dell’Istat.

Cercate un lavoro? Sappiate che la situazione attuale è molto sfaccettata e non priva di anacronismi legislativi. Con il decreto Dignità le paturnie aumentano, e la stessa precarietà, forte delle incertezze e delle ultime dichiarazioni politiche, continua a farla da padrona. Nulla sembra smuoverla o intimorirla. Eppure, nel corso del tempo – complici anche le nuove tecnologie e le trasformazioni a cui è andato incontro il mondo del lavoro – anche il semplice atto di ricerca di un’occupazione si è evoluto. Il Cv veniva consegnato a mano, inviato in taluni casi, si faceva affidamento agli uffici di collocamento e, in tempi remoti, persino ai concorsi pubblici.

Oggi le cose sono cambiate. Per inviare il proprio cv basta una semplice mail, o ancora più facilmente, è possibile compilare un form online ed il gioco è fatto. In meno di due minuti, si invia la propria candidatura che, come molto spesso accade, non farà altro che ingrossare con i dati personali di cui è portatrice, i database di società ed enti, sia pubblici che privati.

A farla da padrone sono dunque i siti web, attraverso cui inoltrare la propria candidatura, con tanto di cv e lettera di presentazione allegati. E chi crede che questo renda più semplice il venire convocati ad un colloquio – quanto meno conoscitivo- , si sbaglia di grosso. Caricare il proprio cv in uno di questi siti equivale a mettersi in coda, senza sapere quando arriverà – o se mai arriverà – il proprio momento. Molto spesso, infatti, ad una mail di conferma – per l’avvenuta registrazione, per l’esito positivo del caricamento del nostro cv o per la corretta compilazione del form – non segue alcuna risposta. Neppure negativa. Il nulla.

E se si volesse consegnare a mano il cv? A che cosa si andrebbe incontro? Di quali mistiche vicende si potrebbe essere protagonisti?

Spesso girando per le strade del centro oppure passeggiando in un qualsiasi centro commerciale, nelle vetrine dei negozi è possibile scorgere ancora annunci di lavoro che, per lo più, iniziano tutti così: “Cercasi addetta/o alle vendite….”. E se si decide di far il gran passo, chiedendo maggiori informazioni relative all’annuncio, si scopre a proprie spese che la realtà è ancora fatta di contratti inesistenti o di contratti di brevissima durata – solo per il periodo estivo, per i saldi, oppure in prossimità del Natale – e che quindi, tutte quelle leggende metropolitane, note ai più, sono oggettivamente vere.

E si scopre così che in alcuni negozi ricercano personale che lavori 7 giorni 7. O che alle 40 ore settimanali – previste per un full time – aggiunga volontariamente altre ore per ovviare alla mole di lavoro del finesettimana. Ma attenzione, appena proverete a far riflettere il vostro interlocutore, sottolineando come questa pratica sia per legge vietata, vi verranno palesate le scuse più improbabili e cercheranno di negare quanto dichiarato meno di due secondi prima. Oppure, nasconderanno bene questa intenzione dietro la più velata richiesta di “massima disponibilità” da parte della nuova recluta.

Per non parlare poi delle settimane, quelle “di prova. E infatti, nelle settimane iniziali – quelle precedenti alla stipulazione di un qualsiasi tipo di contratto – la pazienza dei nuovi addetti alle vendite viene messa a dura prova: giorni e giorni di duro ed intenso lavoro, ma molto spesso non sono neppure retribuite. In alcuni negozi, poi, potreste ritrovarvi dinanzi a delle vere e proprio discriminazioni di genere. Discriminazioni che non riguarderebbero le donne, ma bensì gli uomini, meno ben visti nei per la vendita di capi di abbigliamento e/o accessori.

 

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NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

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