Lavorereste 15 ore al giorno?

5 gennaio 1914: il mondo del lavoro cambia grazie ad Henry Ford.

Lavorereste per 15 al giorno, senza pausa e senza nessuno straordinario pagato? Se la risposta è no, ci dispiace per voi, ma fino ad inizio ‘900 per molti lavoratori era una cosa del tutto normale. La giornata lavorativa di 8 ore al giorno è uno degli ultimi diritti introdotti nel mondo del lavoro, fino all’inizio del XX secolo o si accettava di lavorare fin quando il lavoro era completato o si rischiava il licenziamento senza nessuna causa o tribunale che potesse cambiare questa decisione del datore di lavoro.

Ma come si è arrivati a questa scelta?

Se una buona parte del merito è di Henry Ford, che il 5 gennaio 1914 fissò in 8 ore giornaliere lorario di lavoro dei suoi dipendenti, molta strada era già stata percorsa precedentemente.

È sul finire del XVI secolo, 1593, che il Re spagnolo Filippo II con un editto stabilì che la giornata dovesse durare 8 ore

Todos los obreros trabajaran ocho horas al día, cuatro á la mañana, y cuatro á la tarde en fortificaciones y fábricas, que se hicieren, repartidas á los tiempos más para librarse del rigor del sol, más o los pares in convenientes lo que que que s , de forma que no faltando un punto de lo posible, también se atienda à procurar su salud y conservación.

Tutti gli operai lavoreranno otto ore al giorno, quattro al mattino e quattro al pomeriggio nelle fortificazioni e nelle fabbriche, che [Le ore] devono essere fatte, distribuite negli orari più convenienti per liberarsi dal rigore del sole , [e] più o meno ciò che sembra [essere giusto per] gli ingegneri, affinché non manchi un punto del possibile [lavoro], sia anche curato per garantire la loro salute e conservazione.

Questa è una delle prime decisioni in merito all’orario di lavoro e seppur fosse collegata direttamente al problema della calura in alcune ore del giorno, fu un primo di moltissimi passi verso le otto ore di lavoro.

Per avere una rivoluzione più incisiva però si dovrà aspettare il 1800, dove i movimenti di operai iniziarono a chiedere maggiori tutele e diritti. Con l’inizio del XIX secolo la giornata lavorativa di 8 ore iniziò ad essere un diritto richiesto da più parti.

Negli Stati Uniti d’America una prima legge a riguardo fu approvata nel 1867, dall’altra parte dell’Atlantico nel Regno Unito la rivoluzione non si fece attendere, solo che nelle terre della corona si puntò a disciplinare un tetto massimo settimanale, non giornaliero. A livello internazionale ricordiamo una date su tutte, il 1866 quando a Ginevra l’Associazione internazionale dei lavoratori approvò la giornata lavorativa di otto ore.

Per quanto riguarda l’Italia fu solo nel 1925 che alla giornata lavorativa fu posto un tetto massimo di otto ore giornaliere. Il ’25 fu solo un primo passo poiché si parlava di 8 ore giornaliere per un massimo di 48 settimanali, fissando anche a 2 e 12 i massimi di straordinario rispettivamente giornaliero e settimanale. Se prima del periodo bellico si stabilì un tetto massimo di 40 ore settimanali, durante gli anni della guerra questo fu alzato a 48 settimanali. Solamente poi con la nascita della Repubblica italiana che viene disciplinato il massimo settimanale nelle 40 ore, sarà poi solo nel ’97, grazie anche all’Unione europea, che si stabilì che nel novero di queste erano considerate tutte le ore che il lavoratore era a disposizione del datore.

E ora?

Ora in diversi paesi si sta sperimentando una giornata lavorativa ridotta rispetto alle 8 ore, poiché la produttività non è sempre collegata all’orario.

Se ti è piaciuto seguici anche su:

natiprecari

NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

Ti potrebbe interessare anche...

Continua a segurci su