Il 2021? Sarà l’anno del bufalo. Un nuovo inizio per sfatare qualche bufala sul mondo del lavoro.

Venerdì 12 febbraio si festeggia il Capodanno Cinese 2021. In questa data cade infatti il capodanno lunare che darà il via a quello che, secondo l’oroscopo cinese, è l’anno del Bufalo. E come ad ogni capodanno che si rispetti, vogliamo iniziare col piede giusto, sfatando qualche bufala del mondo del lavoro.

Prende così il via l’anno del Bufalo identificato anche come Toro o Bue), che è uno dei 12 animali che appaiono nello Zodiaco. L’Anno del Bufalo è associato al simbolo di pazienza, instancabilità nel lavoro e di prosperità, ma anche di forza d’animo, proprio quella forza che ci auguriamo possa accompagnare un po’ tutti in questo nuovo anno.

E come iniziare se non alla grande, sfatando qualche bufala sul mondo del lavoro?

Bufala n.1 “I dipendenti che lavorano da remoto sono poco produttivi e lavorano molto meno”

Il report Technology and the Evolving World of Work di Lenovo analizza le nuove modalità di lavoro, indicando i pregi e i difetti dello smart working. E per quanto riguarda la produttività? Ebbene questa ne guadagna:  circa due terzi degli intervistati ( il 63%) si sentono più produttivi lavorando da casa rispetto a quando erano in ufficio. Anche in Minsait il 72% dichiara dei dipendenti dichiara di essere più produttivo durante lo smart working. E, dunque, se l’attività da remoto favorisce la concentrazione  e la produttività – l’Ufficio studi PwC Italia rileva addirittura che se tutti i lavoratori le cui mansioni lo permettono ricorressero allo smart working, il Pil italiano potrebbe infatti crescere fino a un +1,2% – purtroppo le problematiche restano.

Bufala n.2 “Non mi posso candidare ad un annuncio di lavoro se non ho tutte le competenze richieste

Capita spesso che le aziende riempiano le proprie offerte di lavoro con tutte le qualità e competenze che vorrebbero trovare nel futuro collaboratore, tuttavia è comprensibile che tutte quelle abilità – di solito un misto di competenze tecniche e soft skill– siano raccolte tutte in un unico candidato. Quindi non lasciatevi intimorire dagli annunci di lavoro (e dai loro requisiti), cercate in ognuno di essi gli elementi corrispondenti al vostro profilo, e se vi paiono sufficienti a soddisfare le esigenze principali dell’azienda che offre il lavoro, allora inviate il vostro curriculum e tenetevi pronti a giocarvi al meglio le vostre carte!

Bufala n.3 “Chiunque può essere un freelance

Questo è un pregiudizio piuttosto diffuso, ma la verità è che quello del freelance è un lavoro duro, in cui servono disciplina, senso di responsabilità e motivazione. Il freelance avrà (forse) una maggiore libertà nella gestione del tempo da dedicare al lavoro ma, di certo, non sono tutte rose per il freelance che, necessariamente, deve seguire le istruzioni, le richieste e le direttive imposte dal cliente, mettendo in conto che gli imprevisti esistono, e si moltiplicano. Come fare? Organizzarsi al meglio è la parola d’ordine, altrimenti non si fattura! E come si sopravvive su un’altalena che si muove su e giù per una condizione di precaria stabilità? Con una buona dose di passione, dedizione e soprattutto di sacrificio, nonché di coraggio. E questo mix non è da tutti!

Bufala n.4 “Più soldi guadagnerò più felice sarò”

Secondo il Dr Donald Riggio, psicologo, “La nostra percezione sui soldi e su quanto guadagniamo dipende da ciò che fanno gli altri”. Dunque, se si guadagna molto ma si scopre che un collega con una mansione analoga guadagna ancora di più, questo determinerà insoddisfazione e l’infelicità. Tuttavia, una volta che si supera il limite di circa 65.000 € all’anno e si può soddisfare a pieno i propri bisogni di sicurezza e sopravvivenza, la nostra felicità dipende da qualcos’altro che “i soldi non possono comprare”, e quindi l’equazione “più soldi = più felicità” non funziona più.

Bufala n.5 “Più ferie faccio e più sarò felice

Sempre secondo il Dr Donald Riggio, chi usufruisce di più ferie (soprattutto se ama il proprio lavoro) non sarà più felice. Il motivo? Gli esseri umani si abituano a tutto, anche alle ferie. Inizialmente, infatti, le ferie porteranno ad essere più felici, ma una volta entrati nella routine di queste benessere iniziale (così come la felicità) non verrà più percepita. Se poi non si sopporta il proprio lavoro, come potrebbero le vacanze aiutare?  Tornarci dopo tanti giorni di ferie risulterebbe ancora più difficile e questo, di certo, non ci renderebbe felici!

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NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

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