Lega Pro ai tempi del coronavirus. Il punto di vista del Presidente della Carrarese Calcio 1908

Niente cori, nessun pallone che gonfia la rete, nessuna zona cesarini. Da ormai quasi un mese e mezzo, tutto è fermo, anche il calcio. Quello che per molti era uno svago domenicale, una passione, che si sviluppa tra ricordi che si intrecciano a quel sapore d’infanzia, è stato sospeso a causa del coronavirus.

Per il momento, non vogliamo parlarvi di grandi club o di calciatori milionari, ma di una altra realtà sempre legata al mondo del calcio. La crisi innescata dal coronavirus ha ormai intaccato ogni settore, influenzando profondamente le nostre vite. Di certo un periodo buio a cui nessuno riesce a sottrarsi, grandi squadre comprese. Tuttavia vogliamo fare i conti con una realtà che si nutre ugualmente di calcio, di sogni e di speranze, quelle stesse che si avevano da ragazzini quando con un pallone si segnava un goal nella porta fatta con due zaini.

Siamo dunque approdati in Lega Pro per parlare con persone che il calcio lo vivono a 360 gradi, e che da circa un mese e mezzo a questa parte, si trovano a dover fare i conti con uno dei più pericolosi rivali: il coronavirus. Per capire al meglio cosa stia accadendo e come le squadre di Lega Pro stiano cercando di far fronte a questo nemico comune, abbiamo fatto due chiacchiere con il Presidente della Carrarese Calcio, Fabio Oppicelli. Il danno generale che sta subendo e che subirà la Lega Pro – afferma il Presidente della Carrarese Calcio –  sta venendo calcolato da un importante studio professionale, incaricato dallo stesso Presidente Francesco Ghirelli. Tuttavia tutto dipende ancora da come finirà la stagione

Una stagione in bilico, sospesa agli inizi della primavera dal ben noto coronavirus. Un momento di sicuro delicatissimo, in cui i tre punti diventano pesanti e si iniziano a calcolare le giornate che mancano alla conclusione. La Carrarese Calcio 1908, così come tante altre squadre, ha dovuto infatti abbandonare il campo in piena lotta play off a 16 lunghezze dalla corazzata Monza.

La Lega Pro è quella porta che divide il calcio dilettantistico da quello professionistico, una sorta di Purgatorio in cui passare per poter realizzare i propri sogni. Come nella cantica dantesca anche in questo caso c’è un monte da scalare, che in questo caso ha preso le sembianze di una pandemia.

Il coronavirus ha reso, infatti, più ardua la salita e ha moltiplicato le problematiche: “I danni economici è chiaro che ci saranno – racconta il Presidente dei giallo-azzurri  – il danno da botteghino potrebbe incidere in minima parte nei bilanci delle squadre. Il problema maggiore potrebbe essere quello legato agli sponsor che rappresentano una voce importante e rispetto a cui sarà necessario trovare soluzioni che riescano a soddisfare tutti, ognuno facendo un passo verso l’altro, ossia società e partners commerciali”.

Parlare di ripresa in questo particolare frangente è necessario ma, al tempo stesso, molto difficile da concepire. L’incertezza attuale non riguarda infatti solo il presente ma, drammaticamente, anche il futuro. Non dimentichiamo che ricominciare non è mai facile, ma di certo non impossibile. Auspichiamo che venga quanto prima presa una decisione univoca per l’intera Lega, altrimenti ogni società dovrà trovare una soluzione specifica”.

Il monte ingaggi della Lega Pro vale l’1 o il 2% di quello della Serie A, tuttavia tutti i dipendenti devono essere messi in condizione di non aver timori riguardo al loro futuro professionale. La speranza è che l’eventuale soluzione assicuri una certa stabilità economica alle società, non solo per il breve periodo“, spiega il Presidente Oppicelli: “Se infatti ci trovassimo l’anno prossimo con 20 società in meno nel campionato, significherebbe avere di colpo quasi 800 persone senza più un’occupazione”.

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NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

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