Che progetti hai per il fututo? Lavorare!

La storia di Natascia Testa, giovane molisana laureata in Filosofia, è anche quella di tantissimi giovani della sua età con una brillante carriera universitaria alle spalle e tanta voglia di mettersi in gioco. I sacrifici? Si fanno. La gavetta? Anche quella si fa. Tutti ci sono passati. E poi? Si spera di lavorare il prima possibile!

E poi, si continua a studiare. Si seguono corsi di perfezionamento e di approfondimento. Si scrivono tonnellate di mail e si risponde a infiniti annunci di lavoro. Si fanno tantissimi “lavoretti” per pagarsi gli studi o la pizza del sabato sera. Si accettano “opportunità lavorative” – che con il lavoro molto spesso non hanno nulla a che vedere, mancando di contratto e di retribuzione – per il “gusto” di fare esperienza, o di “avere visibilità”.

E nel frattempo, si spera. Sì, si fa anche questo. Si fa di tutto pur di non stare con le mani in mano.

Sono stati anni tranquilli, quelli universitari. Studiavo sempre e, per arrotondare davo qualche ripetizione. Mi sono laureata nel 2017 con il massimo dei voti e con la consapevolezza che il mio percorso di studi era uno dei più precari in assoluto. Provai a cercare lavoro, ma le opportunità che trovai a Napoli erano le medesime che mi offriva il Molise: se c’era qualcosa si trattava sempre di lavoretti malpagati che non contribuivano nemmeno alla copertura totale di un affitto e delle altre spese da sostenere mensilmente. E fu così che, finita l’università ritornai a casa”.

Ed è in quei momenti, quelli in cui vacillano le certezze e le speranze, in cui il coraggio e la determinazione si piegano alle dinamiche ben consolidate di un mercato del lavoro che chiede, anzi pretende con tutte le sue forze, ma non da nulla. O da molto poco.

Iniziò, dopo la laurea, un periodo davvero buio per me, da cui solo ora sto cercando di venirne fuori. Feci un percorso formativo della durata di sei mesi, ma sin dall’inizio mi venne detto che non sarei stata pagata. Successivamente svolsi anche altri lavoretti ma, anche in quei casi, ricevetti una somma inferiore a quella prevista”.

Fare esperienza sì, ma a che prezzo? Molto spesso, per niente o per quasi nulla.

Sembra una strada senza via d’uscita. L’unica alternativa possibile sarebbe quella di non accettare lavori a nero. Ma la maggior parte dei lavoretti sono così, a nero, e se non si accettano si sta a spasso. Sembra una strada senza via d’uscita. Ci sono molti miei amici che non sono mai stati pagati per i lavori svolti”.

Stage, tirocinio o master? Cosa aiuta di più un giovane ad entrare nel mondo lavoro?

Sono quasi sempre le conoscenze, inutile negarlo. Ma credo che anche un master, soprattutto uno costoso, sia in grado di inserirti nel mondo del lavoro, quasi sicuramente”.

Cv vitae o cura dei propri profili social, cosa conta di più oggi per farsi notare?

Sinceramente non saprei rispondere, non sono una persona attiva nei social, racconto poco le mie esperienze, ma un cv ben elaborato, forse, può essere di grande aiuto.

Di cosa ti occupi e di cosa ti vorresti occupare “da grande”?

Ora faccio doposcuola e scrivo per un giornale. Vorrei insegnare, ma sembra che ci voglia quasi un miracolo per farlo, specie nella mia classe di concorso, questo sarebbe uno dei pochi modi di fare della filosofia un “mestiere” e ne sarei contenta. Ho terminato un Master da poco, sempre nell’ambito del insegnamento, e nel frattempo che questo ‘sogno’ si trasformi in realtà cerco di aprirmi anche altre strade”.

Nei tuoi ultimi articoli “Il lavoro precario e le conseguenze sulle persone: aspettative fallite, stress e paura” e “Precarietà a 360 gradi” hai affrontato il tema del precariato. Oggigiorno, che peso ha un fenomeno così delicato, come la disoccupazione giovanile?

È un fenomeno a cui sono particolarmente legata. Un mio amico si è suicidato a 29 anni perché non sopportava più la sua situazione precaria. Scrivo spesso su questo per far conoscere questa realtà, spesso sottovalutata e accantonata. Ma non deve essere così: di precarietà si soffre e talvolta si muore”.

Che progetti hai per il futuro?

Vorrei semplicemente un lavoro, più o meno stabile, magari un giorno mi realizzerò, ma per il momento vorrei lavorare in maniera regolare e non saltuaria”.

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