Avanti un altro: il gioco che premia stagisti e tirocinanti, in onda ogni giorno in Italia

Il 10 novembre di ogni anno si celebra l’International Interns’ Day. Si tratta per l’appunto della Giornata Mondiale degli stagisti, istituita per la prima volta nel 2015 dall’associazione InternsGoPro e dallo European Youth Forum.

Ebbene sì, ogni anno si celebra la giornata mondiale degli stagisti, e ne approfittiamo per celebrarne anche la drammatica precarietà e scarsa stabilità che contraddistinguono le loro prospettive occupazionali.

Lo stage, così come il tirocinio, dovrebbero rappresentare un utile strumento per conoscere dal vivo il sistema aziendale e delle professioni, per acquisire nuove competenze, per aprirsi ad esperienze di arricchimento professionale e culturale. Si tratta, infatti, di uno strumento di orientamento al lavoro e di formazione, diretto a favorire l’inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro di studenti, disoccupati, inoccupati…

Tuttavia, sia lo stage che il tirocinio, non si configurano in alcun modo come un rapporto di lavoro subordinato. E quindi non sono previste tutele, né ferie. Scordatevi anche le tredicesime o le quattordicesime.

Per non parlare poi della retribuzione. Basti pensare che per i tirocini (o stage) curriculari, non è previsto un rimborso spese obbligatorio, mentre per i tirocini extracurriculari, il rimborso spese è previsto ma – mantenetevi forte – tale indennità di partecipazione varia dai 300 agli 800 euro a seconda della Regione.

Chi ha bisogno di maggiore stabilità e minore precarietà quando grazie ad uno stage o tirocinio è possibile fare innumerevoli esperienze professionali?

Il punto è proprio questo. Lo strumento che dovrebbe favorire l’accesso al mondo del lavoro, sempre più spesso rappresenta l’unica porta attraverso cui poter accedere, ma soprattutto l’unica alternativa per poter sopravvivere all’interno dello stesso, e questo accade soprattutto a chi l’esperienza l’ha già maturata.

Che il tirocinio si vada a sostituire ad un vero e proprio contratto di lavoro questa è un’indecenza che ormai divenuta consuetudine. Per non parlare della tradizione di non far seguire a nessuno stage o tirocinio che si rispetti una qualsiasi altra opportunità di crescita (all’interno della stessa organizzazione), o una nuova e diversa tipologia di contratto. Al massimo, a seguire ci sarà semplicemente un altro stagista.

E quindi cosa si celebra nella giornata mondiale degli stagisti?

Si celebra la caparbietà di un’intera categoria – quella dei tirocinanti e degli stagisti – di mettersi in gioco nonostante l’assenza di qualsivoglia tutela. Ma celebriamo anche la testardaggine di tantissime ragazze e ragazzi che, nonostante le innumerevoli difficoltà, decidono comunque di salire su quel treno o pullman pur di fare un minimo di esperienza ed entrare nel mondo del lavoro.

Si celebra una generazione che ancora non viene considerata adeguatamente. Un’intera categoria di invisibili (talvolta anche sfruttati) che ha fatto della precarietà la sua bandiera e dell’incertezza lavorativa il suo vessillo.

Si celebra un’intera generazione che con enormi sforzi (anche familiari) si trova a vivere lontano da casa – condividendo un appartamento o una stanza – con meno di 600 euro al mese. E per cosa? Per un enorme punto interrogativo.

Troppe ragazze e ragazzi si trovano infatti ad investire forze ed energie, tempo e non solo, in un percorso che non prevede un vero e proprio contratto di lavoro, e che sempre più difficilmente si traduce in un contratto a tempo determinato o indeterminato al termine dello stesso stage o tirocinio.

E quindi proprio oggi, in occasione della giornata internazionale degli stagisti, i giovani chiedono diritti, tutele, trasparenze ed opportunità vere. Chiedono che gli venga garantita una retribuzione che ne permetta il sostentamento e non solo la sopravvivenza.

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NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

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