Cattolicesimo scansate! Nel mondo del lavoro è arrivata una nuova religione

“Commissiona e non retribuire”, un vero e proprio mantra che contraddistingue sempre più datori di lavoro. Anzi, si tratterebbe di una vera e propria filosofia di vita che, ormai, starebbe dilagando nel mondo del lavoro, mietendo più vittime della peste nera.

Basta davvero poco per diventare un suo accanitissimo seguace. Bisogna essere datori di lavoro ed evitare qualsiasi sorta di retribuzione. Una vera e propria religione, grazie a cui sempre più fedeli sembrano ritrovare la retta via. Quella che li conduce alla propria banca di fiducia, però! Votati al dio Denaro, molto spesso si rifugiano anche nella benevolenza di altre divinità.

A lei si appellano, ogni qualvolta un infedele – passatemi il termine – in occasione di un colloquio, o dopo aver portato a termine un determinato compito, chieda il compenso per la prestazione. Apriti cielo! Ed è così che i seguaci di “Commissiona e non retribuire” – colpiti nel loro intimo – invocano lei. La sola. La Ss. Speranza in un Futuro Migliore. Lei è l’unica che riesca ad espiare quella che, “per gli altri” – si intende -, potrebbe essere considerata come una mancanza tutta del datore di lavoro.

La colpa non è loro! Loro ci mettono tutta la buona volontà. Tutte le buone intenzioni. Ma è lo Stato con le tasse a frenare la loro possibilità ad elargire contratti o stipendi. Per non parlare della tanto temutissima Crisi. Il diavolo. Il male assoluto che, ancora oggi, si ripercuote sulle suddette aziende, imprese, società, agenzie…o chi più ne ha più ne metta! Loro, infatti, sarebbero ben disposti a pagare, ma è colpa della Crisi! O dello Stato, o dei tempi avversi. O del buco dell’ozono!

Ascoltandoli, l’unica soluzione possibile? Attendere tempi decisamente più proficui, soprattutto per una qualsiasi retribuzione. Non parliamo poi dei contratti.

Ci sono poi quelli che, come si possono definire, credenti ma non proprio praticanti. Ovvero coloro che, nonostante la Crisi e tutte le più svariate difficoltà, cercano comunque di venire incontro al lavoratore. Come? Pagando, sì! Ma con una valuta speciale. Anzi, a sentirli parlare, sarebbe addirittura esclusiva.

Cosa farsene degli euro, se si può ottenere in cambio visibilità e/o formazione? Sicuramente come molti di voi sanno, l’acquisto di qualsiasi bene di consumo, e il pagamento di qualsivoglia servizio può facilmente essere realizzato mediante differenti tipologie di conio: passione, visibilità, formazione e contatti. Il salumaio di fiducia, così come il benzinaio da cui fate rifornimento, immagino sarà ben lieto di accettare questa vostra personalissima valuta!

Pagare, no! Anzi, mai! Ma se fosse proprio necessario, perché non farlo appellandosi a forme di retribuzione ben più creative? E che nessuno si azzardi a parlare di schiavismo. Quello al massimo c’era al tempo dei faraoni.

Se ti è piaciuto seguici anche su:

natiprecari

NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

Ti potrebbe interessare anche...

Continua a segurci su