Blue Monday

Troppo tardi per le feste di Natale e troppo presto per quelle pasquali e le ore di luce sono ancora poche. Credere o meno nell’esistenza del giorno più triste dell’anno è un atto di fede, lo si fa senza se e senza ma: ecco a voi il Blue Monday.

Nel caso in cui però oggi vi siate svegliati di pessimo umore e non vediate l’ora che la giornata arrivi al termine, per archiviare questo Blue Monday, vi diamo 5 consigli per essere felici sul posto di lavoro.

No alla mania di perfezionismo

Si potrebbe anche dire: “Nessuno porta il peso del mondo sulle spalle, siamo solo fili d’erba in un prato” la quasi citazione di Zerocalcare aiuta a far capire il concetto. Pretendere troppo da sé, non riuscendo a perdonarsi anche il più piccolo errore non aiuta ad avere una giornata di lavoro tranquilla. Attenzione a non raggiungere l’estremo opposto, come in tante cose della vita anche in questa la verità è nel mezzo. Nè troppo perfezionisti ma neanche menefreghisti sul posto di lavoro, siamo gli elementi umani della macchina.

Concediti le giuste pause

Con questo punto ci colleghiamo al precedente, non si può pretendere troppo da sé senza fare neanche una pausa che ci permetta di recuperare le energie. Conoscersi è importanti e a meno che non si sia durante un’operazione a cuore aperto, con una breve pausa non è mai morto nessuno.

Fai amicizia coi colleghi

Lavorare può essere un incubo, come stare da soli in un deserto, per questo farsi dei compagni di viaggio aiuta a sopportare meglio la giornata. Un ambiente di lavoro confortevole aiuta a passare più tranquillamente le ore lontane da casa, senza contare che continuando con il citazionismo “nessuno è un’isola”.

Assumiti la responsabilità della tua felicità

Preoccupati di te. Sembra banale, e forse lo è, ma quante volte abbiamo abbiamo dato colpa alla sfortuna per una nostra dimenticanza? Preoccuparsi di sé significa non rimandare sempre a domani quello che potresti fare oggi. Se sai che l’indomani mattina il vetro della macchina sarà ghiacciato, non sperare in un improvviso e immotivato aumento delle temperature, o metti la macchina al coperto o poni un telo sul parabrezza, in modo che la mattina non dovrai lottare armato di raschietto col ghiaccio sul vetro. Preoccuparsi della propria felicità consiste in quelle piccole attenzioni che, forse spesso, ci neghiamo.

Goditi i bei momenti

Arriviamo all’ultimo che contiene al suo interno tutti gli altri. Apprezzare quello che si sta facendo. Una volta furono fermati tre uomini per strada e alla domanda “Che lavoro fai?” il primo rispose “Spacco pietre”, il secondo “Mi guadagno da vivere” e il terzo “Partecipo alla costruzione di una cattedrale”. L’azione che era compiuta dai tre era la medesima, spaccavano blocchi di marmo per ottenere i pezzi di pietra per erigere la cattedrale, ma le tre risposte sono molto diverse tra loro. La seconda è identificativa di chi guarda il fine più vicino, in questo caso il procacciarsi da vivere con il lavoro, ma tra il primo e il terzo c’è un abisso. Il primo guardava solo l’azione di tirare su il piccone e di buttarlo con quanta più forza in corpo sui blocchi di pietra, il terzo andava oltre il suo slancio, oltre la carriola che avrebbe portato lontano i blocchi, oltre le funi che permettevano all’argano di funzionare, arriva a vedere il disegno complessivo in cui lui era solo un minuscolo frammento. A lavoro non sempre le cose andranno bene ma spesso tocca a noi decidere cosa vedere e cosa ignorare.

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NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

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