Ai giovani italiani piace stare a casa dei propri genitori: spiccare il volo? No, grazie

Se lo spiccare il volo dal proprio nido fosse stata una disciplina alle scorse Olimpiadi, l’Italia avrebbe fatto una figuraccia. Tra tutti i Paesi europei, i giovani italiani sono quelli che impiegano più tempo per diventare indipendenti.

Ebbene sì, ai giovani italiani piace vivere con i propri genitori per un tempo che sia il più lungo possibile. Perché cercare l’indipendenza economica quando puoi vivere con i tuoi genitori?

Qualcuno dirà che è per pigrizia o, ancora meglio, per mancanza di coraggio, qualcun altro azzarderà con un “è per colpa del Reddito di Cittadinanza“. Ma se tra queste alternative viene ricercato il capro espiatorio di una condizione che affligge milioni di giovani, allora significa che la situazione è più grave del previsto.

L’età di emancipazione è così drammaticamente alta nel nostro Paese e, di certo, non lo è per pigrizia o mancanza di volontà dei giovani. Se, infatti, la percentuale di giovani italiani che hanno lasciato casa è diminuita costantemente nel corso degli ultimi decenni, sicuramente i salari bassi, così come i contratti precari o in nero ed un tasso di disoccupazione giovanile piuttosto elevato, avranno di certo influito (negativamente) su tale condizione.

Si tratta, quindi di una scelta condizionata o incondizionata?

Vivere con i propri genitori non è di certo una scelta che i giovani italiani fanno (purtroppo) in maniera consapevole, in piena autonomia e soprattutto condizionata, da tanti anzi troppi fattori. Delusi dal mondo del lavoro e preoccupati per il proprio futuro, e in particolar modo per quello pensionistico, tantissimi giovani si ritrovano nella medesima condizione: condividono la discontinuità delle proprie esperienze lavorative così come la difficoltà di vivere e mantenersi da soli.

Solo i maligni penseranno che all’origine di questa tendenza sempre più diffusa si celi, quindi, un graduale quanto costante peggioramento delle condizioni socio- economiche del nostro Paese, tale da condizionare anche il futuro di quelle generazioni.

Ma a che età i giovani europei spiccano il volo?

Secondo l’Eurostat, l’età media alla quale i giovani europei lasciano la casa dei propri genitori per iniziare a vivere da soli è precisamente di 26 anni e 4 mesi. Il record – se così lo si può o vuole definire – spetta alla Svezia con un’ età media di circa 17 anni e 8 mesi, seguita a ruota dal Lussemburgo e dalla Danimarca – rispettivamente con 20,1 e 21,1 – che rientrano tra i Paesi che hanno registrato le età medie più basse di tutta l’UE.

E l’Italia?

E mentre gli svedesi lasciano il nido a meno di 18 anni, per quanto riguarda i giovani italiani dobbiamo aggiungere qualche anno in più: per l’esattezza 12. Ebbene sì, in Italia l’età media per uscire dal nucleo familiare è a 30 anni e 1 mese. Peggio di noi? Solo Slovacchia, Serbia, Croazia, Macedonia e Montenegro (con 33 anni e 1 mese)

Ma perché gli italiani non vanno via da casa prima dei 30 anni?

I giovani italiani faticano ad essere indipendenti. Questo è chiaro, ma qual è il motivo? Di certo non ci troviamo davanti ad un unico problema, bensì a molteplici variabili che hanno influito negativamente e continuano a farlo – complice anche l’attuale crisi innescata dalla pandemia – su intere generazioni.

La mancanza di reddito stabile oltre che di un reddito minimo, la difficile transizione nel mondo del lavoro, la penuria di solide prospettive professionali ed economiche: sono solo alcune delle problematiche che maggiormente influiscono sulla scelta dei giovani italiani il nido familiare prima dei 30 anni.

Volere o volare? . . .questo è il dilemma! O forse no?

Sembra quasi come se questa situazione dipendesse da noi o, peggio ancora, come se avessimo fatto di tutto per meritarla!” così Alessia in uno Sfogo Precario come un fiume in piena e dopo diverse porte in faccia ci racconta la sua versione: “Un traguardo a cui tutti aspiravamo, questo sembra! Ma la realtà è ben diversa. Perché la verità che non tutti sanno o raccontano è che restare o addirittura tornare a casa dei propri genitori non è facile, è demoralizzante”

E continua: “All’inizio l’ho vissuta come una sconfitta personale, poi però è passata. O, quasi. Tornare perché non si riescono a pagare più le bollette o l’affitto è frustrante. Ora vivo ancora con i miei ma non mollo! Il mio obiettivo è di essere finalmente indipendente economicamente”

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NatiPrecari ancor prima di essere un blog di approfondimento ed progetto editoriale è un dialogo. Un dialogo costante ed in continuo divenire su un mondo, quello del lavoro, all'interno del quale la precarietà (così come il caos) la fa ormai da padrone. Ed è proprio per la costante evoluzione di questo mondo e dei suoi protagonisti, i giovani, che ogni parola, ogni voce, ogni singola storia che noi raccogliamo ha il dovere, oltre che l'obiettivo primario, di portare alla luce questa condizione che è sotto gli occhi di tutti ma che, nonostante ciò, fatica ancora ad essere presa in reale considerazione. Ebbene sì, siamo Nati Precari ma non molliamo la presa! La speranza è di riuscire a mettere a frutto i nostri anni di studio, le nostre inclinazioni, le nostre esperienze, le nostre competenze, e a realizzare i nostri sogni. Come quello di avere un lavoro degno di essere definito tale!

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